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El diablo en el Paraíso. Derecho, teología y literatura en el Processus Satane (s. XIV)

2017

Prefacio de Alain Boureau. Traducción de Marta Madero El Diablo entra en el Paraíso, con la intención de apropiarse de la humanidad utilizando un nuevo y formidable instrumento: el proceso. Compuesto en el siglo XIV, transmitido como obra jurídica falsamente atribuida a Bartolo da Sassoferrato, el “Proceso entre el Diablo y la Virgen María” es un proceso simulado, en forma de diálogo, entre el Diablo, Cristo y la Virgen. Considerado como obra menor y casi ignorado por la historiografía, la obra constituye en realidad un extraordinario ejemplo de sincretismo cultural: el lenguaje de la teología sirve al derecho como fuente de legitimación, y a la inversa, la construcción escatológica y la mi…

Diritto e teologiaProcessus SataneDerecho y teologíaBartolo da SassoferratoHistoriasec. XIIIProceso simuladoHistoria del procesoProcessi in ParadisoOrdo iudiciariusEva e MariaDerechoProcesos en el Paraísomock trialSiglo XIIIDiavolo e Madonnaordo iudiciariuDiablo y VirgenSettore IUS/19 - Storia Del Diritto Medievale E ModernoSagrada representaciónSacra rappresentazioneprocesso simulatoEva y MaríaMedioevoMock trialsstoria del processo
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Fazioni e popolo in una provincia del dominio pontificio fra XIII e XIV secolo

2021

Between the 13th and 14th centuries, a number of cities in the inchoative papal state experimented a system of self-government that allowed the Guelph and Ghibelline factions, formally represented in those same bodies on an equal footing, to work alongside the more strictly communal magistracies. The case of Todi is rather well known, given the role that Bartolo da Sassoferrato assigns to it in his Tractatus de guelphis et gebellinis (ca. 1350), but current research has already ascertained that this political tradition appeared at least around 1260. Some evidence can suggest, however, that some form of integration of factions into the local institutional framework was possible elsewhere, an…

Tra XIII e XIV secolo alcune città dello stato della chiesa in formazione sperimentano un regime di autogoverno che prevede accanto agli organi più propriamente comunali la presenza delle fazioni guelfa e ghibellina formalmente rappresentate in quegli stessi organi in modo paritario. Il caso di Todi è piuttosto noto data la funzione che Bartolo da Sassoferrato gli assegna nel suo Tractatus de guelphis et gebellinis (1350 circa) ma la storiografia ha già appurato che questa tradizione politica durava dal 1260 circa almeno. Alcuni indizi fanno ritenere che però la possibilità di una qualche forma di integrazione delle fazioni nel quadro istituzionale locale avvenisse anche altrove e non lontano ad Amelia a esempio. Qui nel nuovo statuto di popolo 1343 troviamo la ripartizione su base fazionaria dei ruoli del priorato. A Todi nel 1337 era avvenuto qualcosa di analogo: lo statuto emanato quell’anno fa seguito all’instaurazione di un regime esplicitamente popolare che in continuità con la tradizione locale integra al suo interno guelfi e ghibellini. Gli esempi di queste e forse altre comunità della provincia del Patrimonio di san Pietro in Tuscia possono così aggiungere qualche elemento utile alla discussione sul problema delle fazioni e del loro ruolo nell’ordine politico comunale e post-comunale e in particolare sul rapporto fra popolo come sistema istituzionale e parti.Settore M-STO/01 - Storia Medievale
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